Paysandisia archon

Lepidottero di origine sudamericana, arriva in Italia a partire dal 2002 ed insieme al punteruolo rosso è considerato una delle più grosse minacce per il patrimonio palmicolo italiano.

In seguito all’assenza di predatori naturali, nel nostro paese si sta diffondendo prevalentemente lungo le nostre zone costiere in corrispondenza delle maggiori concentrazioni di palme.

L’adulto è una grande falena, di circa 10 cm di apertura alare, ed il volo avviene tra maggio e novembre. Le femmine possono deporre fino a 150 uova in prossimità della corona fogliare, in seguito alla schiusa le larve inizieranno da subito a nutrirsi per poi scavare gallerie nello stipite.

Le larve passano attraverso 9 stadi larvali, per arrivare a dimensioni anche di 9-10 cm di lunghezza. Lo svernamento avviene allo stadio larvale, da cui sfarfalleranno gli adulti nel periodo primaverile.

Considerando le grandi dimensioni dell’insetto e l’assenza di predatori naturali, in tempi brevi, se non gestiti, gli attacchi di Paysandisia risultano fatali nella quasi totalità dei casi.

Disinfestazione-bruco-americano
Lepidotteri-defogliatori
Danni-estetici-e-fisiologici
Bruchi-delle-piante

Processionaria del pino

 L’insetto (Traumatocampa pityocampa), che compie una generazione all’anno, predilige colpire le specie di pino e alcune specie di cedro. Le larve, che compaiono nella seconda metà di agosto, hanno l’abitudine di muoversi in gruppo, per alimentarsi a spese degli aghi. Dapprima costruiscono nidi provvisori che utilizzano come rifugio nelle brutte giornate autunnali, e in seguito nidi sericei compatti e bianchi sulle estremità dei rami più soleggiati, dove si rifugiano per tutto l’inverno. Solo nelle giornate invernali più calde le larve escono in processione dal nido per nutrirsi a spese del fogliame. A fine inverno (febbraio-marzo) diventano più voraci, si nutrono più spesso e completano lo sviluppo.

Le larve mature abbandonano i nidi da fine febbraio a maggio e scendono fino al suolo dove si interrano, per trasformarsi prima in crisalidi e poi in farfalle. Le farfalle depongono in estate le uova a manicotto intorno agli aghi e danno origine alle nuove larve.

Le defogliazioni e i disseccamenti delle chiome sono i danni che le larve provocano alle piante.

I peli urticanti che possiedono le larve, invece, liberati nell’ambiente risultano pericolosi per persone e animali, divenendo causa di irritazioni cutanee, oculari, alle mucose ed alle vie respiratorie.

Sistemi-antiparassitari-lepidotteri
Danni-estetici-e-fisiologici
Cameraria-Ohridella

Bruco americano

 È un insetto della famiglia Arctidae (Hyphantria cunea), notevolmente polifago. Le sue larve prediligono l’acero negundo ed il gelso, senza risparmiare le altre latifoglie.

Le larve che compiono i danni maggiori sono quelle di seconda generazione, che nascono nel periodo compreso tra fine luglio e metà agosto. Le foglie attaccate vengono prima scheletrizzate e poi divorate quasi per intero, a esclusione delle nervature principali. In caso di forti attacchi le piante vengono completamente defogliate, causando danni estetici e fisiologici compromettenti per la vitalità e la crescita degli esemplari aggrediti.

Lepidotteri-dannosi-delle-piante
Minatori-fogliari-piante
Defogliazioni-piu-o-meno-elevate

Minatrice dell’ippocastano

È un insetto minatore (Cameraria ohridella) che proviene dalla Macedonia e che infesta esclusivamente l’ippocastano, con una certa predilezione per la varietà a fiori bianchi.

Le larve scavano gallerie nel mesofillo fogliare dando vita a “mine”, inizialmente puntiformi, quindi circolari e successivamente allungate, fino a 4 cm, che in caso di forti attacchi confluiscono tra loro portando al disseccamento e alla caduta precoce della foglia (luglio-agosto).

Foglie-divorate-quasi-per-intero
Larve-di-seconda-generazione
Peli-urticanti-pericolosi

Defogliatori della quercia

Sono insetti che si presentano dannosi allo stato larvale. I più importanti sono le tortrici, la falena invernale, i vari bombici (Lymantria, Euproctis, etc.), la processionaria (Thaumetopoea processionea) e le melolonte. Tali insetti causano defogliazioni più o meno elevate, che se si verificano per alcuni anni consecutivi possono portare a deperimenti notevoli, fino alla morte degli esemplari maggiormente aggrediti.